Nei giorni scorsi il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha pronunciato parole molto dure nei confronti della Commissione europea. Un vero e proprio “j’accuse”: “Abbiamo fatto di tutto per deindustrializzare l’Europa per le scelte fatte dalla precedente Commissione europea” che “ci auguriamo, questa Commissione europea non continui, ma purtroppo non mi sembra così allineata alle nostre richieste”.
Orsini ha poi fatto seguire un accorato appello: “In Europa serve un patto di responsabilità sociale tra tutti i partiti. E lo dico da europeista convinto, perché non si dica che Orsini non crede più nell'Europa. Io ci credo».
Parole forti, come è nello stile dell’oratoria del presidente di Confindustria, che però, come da lui stesso precisato, non sono contro l’Europa ma contro “questa” Unione europea che non sa essere competitiva, che non è in grado di favorire e valorizzare l’industria. Una Ue che per propria architettura istituzionale, è priva di competenza esclusiva (lo è solo a sostegno), in materia di politica industriale. Una competenza che, in buona sostanza, vede ancora prioritaria l’azione (.. del tutto insufficiente e inadeguata dovendo competere con Stati dalla dimensione continentale) dei singoli Stati nazionali. In “questa” UE prevalgono le incertezze e le lentezze nelle decisioni se non addirittura le contrapposizioni e le divisioni in nome del “particulare nazionale” e, di conseguenza, l’impossibilità di una programmazione che sia sovranazionale e strategica con la messa in campo di azioni efficaci e la loro sostenibilità con adeguate risorse finanziarie, un proprio bilancio.
È lo stesso presidente Orsini a dirlo, richiamandosi a quanto più analiticamente scritto da Mario Draghi nel suo Rapporto sulla competitività europea: “Di fronte all’attuale scenario economico l’Europa deve decidere con urgenza se vuole mettere l’industria al centro e puntare alla competitività e non rischiare la deindustrializzazione. Serve un cambio di passo, un patto di responsabilità sociale tra tutti i partiti in Europa: come fu fatto a suo tempo da Draghi per salvare l’euro, oggi serve un ’Whatever it takes’ anche per l’industria europea, perché abbia un futuro.”
Il “cambio di passo” ce lo ha indicato l’ex presidente Draghi, se non vogliamo che: “Il 2025 sarà ricordato come l'anno in cui è evaporata l'illusione dell'Unione Europea di avere potere geopolitico e nelle relazioni commerciali, l’Europa deve muoversi verso nuove forme di integrazione” (Rimini, 22.8.2025). Un cambio di passo, un passo decisivo verso gli Stati Uniti d’Europa.

