
CONVERGENZE
Protestantesimo, Resistenza, Ecumenismo e Federalismo
Il 19 settembre 1946, condannato a morte da un tribunale militare sovietico, veniva giustiziato il teologo protestante tedesco Ernst Lohmeyer.
In occasione della ricorrenza dell’80° della sua uccisione, la Chiesa Valdese di Pavia organizza una conferenza, assieme alla sezione di Pavia del Movimento Federalista Europeo e con la collaborazione di Fondazione Mario e Valeria Albertini, Fondazione Europea Luciano Bolis e Circolo Lettura e Scrittura Teodolinda.
L’incontro intende porre in evidenza le convergenze ideali tra Protestantesimo, Resistenza, Ecumenismo e Federalismo, a partire dalle figure di Ernst Lohmeyer, e del teologo riformato olandese Willem A. Visser ’t Hooft.
Lohmeyer, nella sua coraggiosa resistenza alle forze della repressione politica, fu vittima di due sistemi totalitari in Germania: prima, ostacolato dal nazional-socialismo nella sua attività accademica, in quanto si oppose al nazismo nella sua forma più malvagia dell'antisemitismo e aderì alla Chiesa Confessante, poi, giustiziato per motivi politici dalla polizia segreta sovietica dopo la seconda guerra mondiale per la sua difesa della libertà accademica contro i tentativi di ridurre l'università a organo politico e propagandistico del comunismo sovietico.
Visser ‘t Hooft è stato tra i protagonisti della costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese, di cui fu prima segretario generale del Comitato provvisorio e poi primo segretario generale ufficiale.
Sostenitore della necessità di un cambiamento dell’ordine internazionale e della nascita di una federazione europea, nel 1944, in casa sua, a Ginevra, venne firmata la Dichiarazione federalista internazionale dei movimenti di Resistenza.
La conferenza si propone come momento di memoria, riflessione e dialogo, aperto a tutta la cittadinanza ed in particolare a coloro che attraverso uno sguardo alla storia desiderano approfondire temi ancora oggi di particolare attualità: resistenza, ecumenismo e federalismo.
Ernst Lohmeyer (1890-1946)
Uno dei principali studiosi del Nuovo Testamento del suo tempo, fu nominato nel 1920 professore all’Università di Breslavia, di cui divenne rettore nel 1930/31.
Si oppose fin da subito all’ideologia nazista e al suo antisemitismo, difendendo pubblicamente i colleghi ebrei; nel 1933 definì il nazionalsocialismo, davanti agli studenti, “uno spirito paralizzante che soffoca ogni libera ricerca”.
Dopo il 1933 aderì alla Chiesa Confessante. Nel 1935, per la sua opposizione, fu retrocesso all’Università di Greifswald, poi privato della cattedra e inviato al fronte russo.
Dopo la guerra, nominato rettore a Greifswald nella zona di occupazione sovietica, difese la libertà accademica contro il controllo comunista: arrestato dall’NKVD la notte prima del suo insediamento, fu giustiziato. Riabilitato dalla Procura militare russa nel 1996 come vittima innocente della repressione politica, il luogo della sua sepoltura resta ancora oggi sconosciuto.
Willem A. Visser ’t Hooft (1900-1985)
Teologo olandese, fu tra i protagonisti della nascita del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC — oggi circa 350 chiese in 100 paesi), di cui fu segretario generale dal 1948 al 1966. Durante la guerra costruì a Ginevra una fitta rete di contatti con i movimenti di Resistenza europea: nella sua casa, nella primavera del 1944, fu firmata la Dichiarazione federalista internazionale dei movimenti di Resistenza, alla presenza di Altiero Spinelli. Convinto che l’unità dei cristiani e il federalismo europeo fossero vie parallele verso una pace duratura, sosteneva che solo la riconciliazione tra cristiani avrebbe reso possibile la più ampia riconciliazione tra i popoli.
In Italia, in ambito valdese, Giovanni Miegge e il gruppo dei «giovani barthiani» svilupparono una riflessione analoga: nel settembre 1945,
durante le giornate teologiche del Ciabàs, definirono il legame teorico tra ecumenismo e federalismo, auspicando una ricostruzione
dell’Europa capace di garantire la pace nel rispetto delle identità nazionali.
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