Questa nota è stata scritta il 31 maggio, una settimana prima delle elezioni armene del 7 giugno.
La depressione del Kuma-Manyč corre per 500 km dal Mar Caspio al Mar Nero, delineando convenzionalmente il confine eurasiatico, accompagnato lungo l'istmo ponto-caspico dalla linea di faglia tra la pianura russa meridionale e la catena montuosa del Caucaso.
Il limite geologico di Von Strahlenberg a separare il subcontinente europeo - che include tutti gli Urali - dal subcontinente asiatico, che abbraccia l'intero Caucaso, è caratterizzato dalla beffarda incuranza della storia e della politica, poiché anche alla Georgia, all'Armenia e all'Azerbaijan è riservata la sorte e l'incertezza delle terre di confine.
Nondimeno, non arretrando la koiné europea, forte del cemento dei valori e dei principi che già accolsero la geograficamente asiatica Cipro, ancorché divisa, non stupisce che l'ottava riunione della Comunità Politica Europea (EPC) si sia tenuta a Yerevan, la capitale dei 3 milioni di armeni, solcata a 1000 m sull'altopiano dallo Hrazdan e dominata all'orizzonte dalla Montagna del Dolore, il biblico Ararat (5137 m), affiancato a sud dal Piccolo Ararat (3896 m), vette turche che spaziano fino all'Iran.
Nata, come la CoFoE nel 2019, da un'idea di Emmanuel Macron, durante la presidenza francese del Consiglio dell'Unione Europea nel primo semestre 2022, la EPC è un format intergovernativo pensato nella prospettiva di una nuova architettura europea fondata su diversi cerchi di integrazione e coordinamento. Si era riunito per la prima volta al castello di Praga il 6 ottobre dello stesso anno, a latere di un Consiglio Europeo, per rafforzare la sicurezza e la stabilità in Europa alla luce dell'invasione russa dell'Ucraina su larga scala di quel febbraio, e aveva affrontato subito la crisi energetica che aveva colpito il continente nel primo anno di guerra. La cadenza semestrale ed alternata tra i 27 paesi UE ed i 20 extra UE via via aderenti (non contando gli inviti al Consiglio d'Europa, al Canada, all'OSCE, alla NATO e al Gabinetto di Transizione Unito della Bielorussia) ha registrato i successivi meeting in Moldavia, Spagna, UK, Ungheria, Albania, Danimarca, sino ad approdare lo scorso 4 maggio all'arena Karen Demirchyan di Yerevan, essendo ospite Nikol Pashinyan, il primo ministro armeno alle prese con una svolta filoeuropeista tanto complessa quanto tormentata.
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#EPC |
DATA |
PAESE OSPITANTE |
PRESIDENTE |
| 1 | 06/10/2022 | Repubblica Ceca | Petr Fiala |
| 2 | 01/06/2023 | Moldavia | Maia Sandu |
| 3 | 05/10/2023 | Spagna | Pedro Sánchez |
| 4 | 18/07/2024 | Regno Unito | Keir Starmer |
| 5 | 07/11/2024 | Ungheria | Viktor Orbán |
| 6 | 16/05/2025 | Albania | Edi Rama |
| 7 | 02/10/2025 | Danimarca | Mette Frederiksen |
| 8 | 04/05/2026 | Armenia | Nikol Pashinyan |
| 9 | 01/11/2026 | Irlanda | Micheál Martin |
Una scelta, quella filoeuropeista, ancor più necessaria dopo l'amara archiviazione della perduta esclave dell'Artsakh / Nagorno-Karabakh a favore dell'Azerbaijan coadiuvato dalla Turchia, quando l'aiuto russo non arrivò. Il blocco finale del corridoio di Lacin da parte degli azeri (2023), dopo due guerre altalenanti (1988-1994, con prevalenza di Yerevan, e 2020, propizia a Baku), decise la capitolazione di Stepanakert e nell'infuriare delle violenze interetniche il precipitoso sfollamento di 120.000 armeni entro i confini patrii primari dall'Artsakh ormai ritornato Nagorno-Karabakh.
Un ripido tornante della storia si presenta pertanto ad un'altra delle quindici repubbliche ex socialiste sovietiche e sarà al cuore delle imminenti elezioni nazionali. Il leader centrista di Contratto Civile, movimento alternativo sorto nel 2013 e poi trasformatosi nel principale partito di governo, guiderà la svolta radicale (ed esistenziale per l'Armenia): domenica 7 giugno la scelta sarà se il Paese dovrà rimanere membro dell'Unione Economica Euroasiatica (EAEU) oppure perseguire l'adesione all'Unione Europea. Tertium non datur.
A nulla sono finora valsi gli strali di Putin ("La crisi in Ucraina è cominciata col tentativo di unirsi alla UE"), il bando commerciale su acqua, vini e brandy armeni, la minaccia del Cremlino di chiudere le vantaggiose forniture di petrolio e gas, il richiamo dell'ambasciatore russo "per consultazioni". In un lasso di tempo breve e denso di risultati e di equilibrismi, il governo Pashinyan ha firmato un accordo sul nucleare civile con il vicepresidente USA (10 febbraio), raccolto la solidarietà europea per l'iter di adesione, accolto nella persona del ministro degli affari esteri Ararat Mirzoyan la visita preparatoria del segretario di stato Rubio (26 maggio) ed infine incassato un "sostegno pieno e totale" da parte di Trump (28 maggio) in vista della rielezione.
Il lungo weekend internazionale armeno si è dunque snodato tra l'ottava EPC, lunedì 4 maggio, il primo meeting assoluto tra UE ed Armenia, il 4 e 5 maggio, il terzo Dialogo di Yerevan, martedì 5 e mercoledì 6, punteggiato da una miriade d'incontri bilaterali, tra i quali spicca la visita di Stato del Presidente francese, principale sponsor della nuova era caucasica fuori dall'orbita di Mosca. Macron è stato anche solennemente omaggiato domenica 3 maggio da Pashinyan sull’onda della consistente diaspora armena in Francia e durante la cena di Stato è stato coinvolto al pianoforte in una jam session improvvisata sulle note di Charles Aznavour(ian): "L'Europa va dall'Islanda al Caucaso". Se è vero il conclamato topos politico che la popolarità all'estero sia inversamente proporzionale a quella in patria, così è altrettanto accettato che la forzatura della geografia politica riposa sulla comoda minoritaria tesi che la divisione tra Europa ed Asia sia situata sullo spartiacque del Caucaso. Ciò che è geograficamente improponibile diventa politicamente opportuno e praticabile.
Il forum politico permanente del nostro continente, copresieduto dal primo ministro armeno e dal Presidente del Consiglio Europeo, ha velocemente preso la scena, tra presenze ed assenze di rilievo, in un clima generalmente disteso, pur con qualche momento di tensione, consolidando uno spazio informale di dialogo intermedio tra la photo opportunity ed un tavolo di decisioni vincolanti.
La prima volta di un leader non europeo alla CPE è stata colta dal primo ministro canadese. Il liberale Mark Carney, attivo sostenitore del ruolo cooperativo delle medie potenze per controbilanciare USA e Cina, insiste insieme alla UE sull'ordine internazionale basato sulle regole di contro agli atteggiamenti transazionali delle superpotenze. La sintonia Canada-UE è diventata tale che i media generalisti più superficiali, disegnando una foglia d'acero tra le stelle in campo blu, sottintendono una potenziale entrata di Ottawa nel blocco; e infatti, nonostante le differenze, che è giusto permangano, la prospettiva è quella di una collaborazione sempre più stretta ed efficace.
E' stata la prima volta in Armenia anche per il presidente ucraino, che con assiduo fervore ha perorato la causa del suo popolo in guerra, tra innumerevoli colloqui bilaterali, da Pashinyan a Starmer, sollecitando una posizione europea unitaria nei colloqui con Mosca, chiedendo ancora l'apertura immediata dei colloqui d'adesione alla UE grazie ad un iter accelerato e ribadendo la disponibilità ad un incontro trilaterale in Azerbaijan. Piccate le reazioni sugli organi d'informazione russi ("Un pugno allo stomaco da parte di un partner strategico", "Proteggiamo la popolazione russa e i nostri interessi in Armenia" - un triste deja vu dai paesi baltici, all'Ucraina, alla Transnistria), che alludono velatamente all'ultima base militare di Mosca a Gyumri, la zarista Alessandropoli e sovietica Leninakan, seconda città armena con 3000 effettivi di truppa.
All'Hamalir Demirchyan, il complesso per gli sport e la musica sede dei summit internazionali, è mancato l'autocrate azero Ilham Aliyev, presidente per 5 mandati dal 2003 (superato soltanto dal bielorusso Lukashenko con 6), figlio del discusso dittatore Heydar, terzo dispotico presidente postsovietico della transcaucasica Terra del Fuoco dal 1993 al 2003. Aliyev ha comunque inviato un inatteso videomessaggio contenente un vistoso e inusitato attacco all'Unione Europea, cui ha replicato Roberta Metsola. Infatti, il Parlamento Europeo è stato accusato di diffondere calunnie e sabotare la pace in costruzione con l'Armenia, tanto da sospendere completamente la cooperazione dell'Azerbaijan con il PE, pur riconoscendo gli sforzi della Commissione Europea nello sviluppare le relazioni nel Caucaso meridionale.
Il vittimismo del presidente azero non stupisce sul piano delle forme tipiche dei despoti orientali, ma stride sul piano dei contenuti. Infatti, non più tardi di gennaio scorso Aliyev aveva firmato due accordi europei per la fornitura di gas naturale liquido con Germania e Austria; quindi, aveva ricevuto James David Vance in visita nella regione come segnale dell'impegno USA per la pace nel Caucaso, portatore della nuova strategia energetica americana che avrebbe aggirato Russia e Iran. La TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity), anche detta corridoio di Zangezur, è un'arteria energetica est-ovest che collegherebbe la capitale dell'Azerbaijan Baku sul mar Caspio con la turca Kars, e di conseguenza l'Europa, attraverso quei 43 km in Armenia che separano l'esclave azera del Nakhchivan con la madrepatria. L'infrastruttura ferroviaria e marittima progettata dagli USA si inserirebbe come segmento mancante del TITR (Trans-Caspian International Transport Route), il Middle Corridor logistico inteso ad unire la Cina e l'Asia Centrale con l'Europa senza transitare dalla Russia, il cui corridoio settentrionale verrebbe sostituito, e rappresenterebbe un'alternativa alle crisi delle catene di fornitura globali dell'Estremo Oriente.
La portata degli investimenti e la collaborazione locale dei paesi minori non sarebbero stati possibili senza l'accordo di pace siglato alla Casa Bianca l'8 agosto 2025 tra Armenia e Azerbaijan dopo un trentennio di mai sopite ostilità.
Dato che business is business, lunedì 4 stesso Aliyev ha incontrato Meloni, poiché l'Italia, primo importatore dall'Azerbaijan di gas naturale e petrolio, ha interesse a rafforzare l'approvvigionamento energetico; e martedì 5 con Kallas, Alto Rappresentante e Capo del Servizio Esterno EU, ha esaminato questioni relative alla difesa, alla sicurezza, alla cooperazione regionale, rispondendo anche all'inquietudine europea sui diritti umani a seguito del conflitto ora risolto, la cui pace va attivamente promossa. L'UE ha confermato in tal modo il momento dinamico delle relazioni bilaterali dopo le visite del Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa il 12 e il 13 marzo e del Commissario all'Energia Dan Jørgensen il 3 marzo.
Non solo 13 dei 25 miliardi di metri cubi di gas azero estratti annualmente sono diretti all'Europa, proprio quando la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz è messa a repentaglio da un'altra guerra e le infrastrutture qatariote di LNG rimarranno danneggiate a lungo; ma pure l'innovazione digitale, i trasporti, gli scambi accademici e la sfera umanitaria richiedono un'attenzione che solo legami più stretti possono garantire. La cornice legale è data dall'EU-Azerbaijan Partnership and Cooperation Agreement, risalente al 1999, e dalla Eastern Partnership (EaP), firmata nel 2009 insieme ad Armenia, Georgia, Ucraina, Moldova e la Bielorussia (presto poi sospesa), nel quadro della European Neighbourhood Policy (ENP), la politica europea di vicinato successiva al quinto e più grande allargamento del 2004 durante la Commissione Prodi.
Non è passata inosservata l'assenza tedesca, senza invero destare soverchio scalpore, considerati i discontinui rapporti tra il cancelliere Merz e l'inaffidabile inquilino della Casa Bianca. Alcune improvvide critiche del primo sull'intervento in Iran avevano eccitato la crassa suscettibilità del secondo in una escalation culminata in ritiro di truppe statunitensi dalla Germania (5000 su 36000), peraltro previsto a favore di un ridispiegamento in Polonia, unitamente a minacce di ulteriori dazi all'industria automobilistica europea.
Parafrasando Remarque, "nulla di nuovo sul fronte occidentale" ... se non fosse per quell'aria nuova del maturare insieme, sotto il tallone del bisogno energetico e per aiutare la resistenza ucraina, tanto da indurre il Regno Unito a partecipare in qualche forma da definirsi al fondo europeo da 90 miliardi per Kyiv.
Non sarebbe stato inconcepibile fino a poco tempo fa che i capi di stato e di governo europei, il primo ministro del Canada, il segretario generale della NATO, Volodimir Zelenskyj e la dissidente bielorussa in esilio Svetlana Tikhanovskaya si riunissero nella capitale di uno degli alleati ex sovietici più stretti della Russia, che padrona di tutta la Ciscaucasia osserva vigile a 200 km di distanza?
Complessivamente, il vertice #8 EPC ha mantenuto le promesse già esplicitate nel sottotitolo "Costruire il futuro: unità e stabilità in Europa", consegnando all'Irlanda il testimone del prossimo appuntamento a novembre.
Al termine dell'EPC, tra il 4 e il 5 maggio non minore rilevanza ha ricoperto, dopo lunga tradizione di scambi diplomatici, finalmente il primo summit tra Unione Europea ed Armenia, rispettivamente rappresentati da Costa, Von Der Leyen e Pashinyan. Dopo il saluto protocollare nella residenza presidenziale di viale Marshal Baghramyan al capo dello stato Vahagn Khachaturyan - il quinto dall'indipendenza del 21 settembre 1991 dall'Unione Sovietica - sono stati stilati documenti su un notevole partenariato per la connettività, che mira a rafforzare i settori del digitale, dei trasporti, dell'energia e del commercio; poi un nuovo accordo di lavoro tra Frontex e l'Armenia, e una relazione d'aggiornamento sui visti. Soprattutto si è riaffermato il sostegno europeo al programma di riforme in atto in Armenia, assodato l'irreversibile orientamento dato il 26 marzo 2025 dall'Assemblea nazionale armena con una legge che richiede di entrare nella UE.
Alle prossime elezioni parlamentari del 7 giugno la formazione europeista di Contratto Civile viene accreditato di un ampio vantaggio sui nazionalisti di Armenia Alliance, sul partito confessionale Strong Armenia vicino alla chiesa armena apostolica, sui conservatori russofili di Prosperous Armenia. Secondo alcuni analisti viene stimata una performance elettorale addirittura al 65% dei 101 parlamentari, ovvero una vittoria a valanga che conferirebbe al premier uscente un solido mandato filo-occidentale ed i mezzi per cementare con l'Azerbaijan il recente accordo di pace sul Nagorno-Karabakh. L'allineamento occidentale dell'ex satellite è mal tollerato dall'imperialismo di Mosca, che reclamerebbe un immediato referendum, per giocare l'ennesima partita sulla pelle della democrazia altrui. Matryoshka e le altre campagne di disinformazione/misinformazione del Cremlino imperversano da mesi, come riportano i siti anti-manipolazione europei e russi antiputiniani, i quali paragonano lo sforzo profuso tramite un uso più intenso dell'AI quasi alle elezioni parlamentari moldave del 2025, vinte di misura dai filoeuropeisti all'interno di un elettorato spaccato dall'ingerenza straniera. Prevedibilmente, il social media più tartassato è X.
Resta il timore che ai quasi 2.5 milioni di aventi diritto al voto si sommino circa 1.2 milioni di russi armeni, una delle più larghe minoranze etniche in Russia, trasportati a votare per incidere sull’esito.
Sulla collina di Tsitsernakaberd, dove dalle celebrazioni del cinquantenario nel 1965 sorse il memoriale del genocidio (una stele alta 44 m in memoria di 1.5 milioni di vittime della persecuzione ottomana, separata dal sinuoso Hrazdan dal centro cittadino poco distante), è posta dal 1983 la vasta arena per i concerti, gli eventi sportivi, gli immancabili campionati di scacchi, con la dedica al presidente del Parlamento Karen Demirchyan, vittima insieme al primo ministro Vazgen Sargsyan ed altri 6 esponenti politici il 27 ottobre 1999 dopo le elezioni di parlamentari di maggio nella sparatoria all'Assemblea Nazionale Armena, uno dei tanti spasmi successivi allo scioglimento dell'Unione Sovietica, quando il vecchio muore e il nuovo non può nascere. Su questa collina, ultimo appuntamento ad alto livello è stata la terza edizione dello Yerevan Dialogue, conferenza internazionale con andamento annuale dal 2024 rivolta alla società civile, al mondo accademico, alle ONG, al settore privato, all'universo giovanile, dedicata al multilateralismo, alla transizione ecologica, alla sfida per i materiali critici, all’allineamento strategico. "Siamo nel cuore della tempesta" è stato l'esordio del ministro Mirzoyan, indicando implicitamente l’obiettivo della fuoriuscita dal pericolo. In effetti, all'entourage di Pashinyan si può riconoscere di essersi finora mosso con chiarezza e di andare incontro alle scelte con determinazione.
L'Europa è la scelta di campo della nuova Armenia, non più periferia post-sovietica, che impara il più possibile dall'Ucraina e rivendica una libertà più grande ed effettiva. L'Unione Europea non è insensibile e fa il suo possibile. Il cittadino europeo, che pure simpatizza ed è solidale, avverte a questo punto una domanda essenziale, che si presenta come un dubbio ineludibile: quanto è giusto l'allargamento a est? Fin dove è appropriato includere? E se ci alienassimo da noi stessi?
Come la geografia e la storia confortano la tesi europea, così la politica non deve esitare. Lo scontro tra Europa crescente e Russia decrescente può avere un esito democratico. L'Europa che ha fatto propria la lotta dell'Ucraina e l'Ucraina che si protende a occidente verso valori europei incarnano un modello valido applicabile alla Transcaucasia (Georgia, candidata; Armenia, in candidatura; Azerbaijan, non interessato) come frontiera ultima. Mentre a Turchia e Kazakhstan, sperando in un miglior cielo politico-valoriale, si potrebbe un giorno presentare una partnership stretta come il Canada.
L'Europa in fieri, che sente l'urgenza di forme sempre più ampie di inclusione, può affrontare questo passaggio cruciale offrendo una soluzione specifica per ognuno, modulando una risposta per gradi, per esempio secondo le molteplici velocità di un’integrazione differenziata. In questo modo Georgia ed Armenia potrebbero accedere all'unione in un terzo anello civile ed economico morbido, appena scalato sul secondo anello civile ed economico pieno (in Eurozona), centrati sul livello massimo interno civile-economico-politico nel più luminoso orizzonte federale e nel raccordo generale di un meccanismo di promozione e retrocessione che conduce alla totale integrazione.
Nell'oceano in tempesta, nell'interregno più morboso e mostruoso, la stabilità dell'Europa è diventata un pregio ed è per questo che a lei guardano con speranza i popoli ai suoi confini. È la luce del faro Europa.

