La prima enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas del 25 maggio 2026 è dedicata alla salvaguardia della dignità della persona umana nell’era dell'intelligenza artificiale. È indirizzata a tutti gli uomini di buona volontà, non solo ai cattolici, e invita a una riflessione comune sull’avvenire di un mondo modellato dall’IA.
Non è la prima volta che la Chiesa interviene sul tema. Anche Papa Francesco nella nota Antiqua et Nova del 2025 aveva già considerato il rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana.
Oggi, però, c’è stata una fortissima accelerazione, e, secondo Papa Leone XIV, l'umanità si trova davanti a una scelta decisiva che lui spiega con la scelta metaforica tra il costruire una nuova Torre di Babele oppure edificare la città dove Dio e l'umanità abitano insieme. Chi vuole costruire una nuova Torre di Babele, vuole creare uno strumento di potere in una società che sacrifica la persona all’efficienza e al controllo e in cui c’è l’illusione che il progresso tecnico possa, da solo, salvare l’uomo. Chi invece vuole costruire la città di Dio, ossia una civiltà dell’amore, pensa che la tecnologia debba essere orientata al bene comune in termini di tutela della dignità della persona e che si debba dare valore alla giustizia, alla pace, alla fraternità e alla solidarietà: in sintesi, vuole che l’IA sia al servizio dell’uomo e non il contrario.
Il punto cruciale, infatti, è che l’I.A. non può sostituire il giudizio morale dell’uomo, il quale possiede coscienza, libertà, responsabilità e apertura a Dio, che nessun algoritmo può replicare. La grande sfida della nostra epoca è pertanto quella di rimanere pienamente umani.
***
Papa Leone valuta positivamente e stima il progresso tecnico, inclusa l’IA, che è un “grande cantiere della nostra epoca”. Ma è anche convinto che quest’ultima rappresenti una delle grandi sfide morali e sociali del nostro tempo, che investe direttamente la dignità della persona umana. Per questo, di fronte alla transizione digitale, è convinto che il contributo che la Chiesa e i cattolici possono portare è quello di mettere sempre al centro la persona in termini di diritti, solidarietà e giustizia sociale, partendo dalla Dottrina sociale della Chiesa e sapendola applicare concretamente per usarla come strumento per leggere i cambiamenti della storia alla luce del Vangelo.
Poiché l’IA agisce sulle risorse stesse della riflessione umana bisogna controllare le tappe del suo percorso. Perché il suo progresso possa dare frutti positivi per l’umanità intera è fondamentale che sia con responsabilità. È questo il compito cui è chiamato lo Stato e l’obiettivo che deve darsi la politica. Proprio perché queste tecnologie, se usate bene, apportano benefici in tanti campi della ricerca scientifica, della medicina, dell’educazione, è essenziale che siano chiare le responsabilità in tutti i passaggi: chi la progetta, chi la utilizza, chi decide di applicare le scelte concretamente. Su questo c’è ancora molta strada da fare, vista la mancanza di trasparenza che oggi sperimentiamo.
L’I.A. è uno strumento potente e utile, ma in un contesto in cui la ricchezza delle nazioni dipende sempre più dalle conoscenze tecnologiche, il Papa si sofferma più volte a rimarcare il pericolo della concentrazione di questa tecnologia nelle mani di pochi perché “il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e delle capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione”. E “senza adeguate forme di condivisione e di accesso, si crea un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi, tra chi può partecipare alla rivoluzione digitale e chi ne rimane ai margini.”
***
Le piattaforme digitali e i sistemi di I.A. stanno anche trasformando il modo in cui le persone si informano e formano le proprie opinioni. Papa Leone ha parole molto nette su questo. Egli sottolinea che la verità è un bene comune da custodire contro il rischio di perdere la capacità di distinguere il vero dal falso; e la democrazia richiede cittadini capaci di giudizio critico. Da questo punto di vista il Papa propone una “ecologia della comunicazione” che favorisca la ricerca della verità; anche perché “viviamo in un tempo di notevole cecità spirituale e culturale, (e) ci si persuade che nulla è veramente vero” e che “i principi sono un involucro vuoto” e la tutela dei diritti umani è esposta al rischio di una loro dichiarazione puramente formale e non riconosciuti a livello universale.
Infine, nella transizione digitale bisogna anche tutelare la dignità del lavoro. Il pericolo è l’espulsione dei lavoratori non preparati dal mercato, con il conseguente aumento delle disuguaglianze. In questa fase servono quindi politiche di accompagnamento che tutelino i lavoratori più deboli.
Nello stesso tempo sono necessarie politiche per evitare lo sfruttamento commerciale di dati personali e la manipolazione dei comportamenti attraverso degli algoritmi.
A quali istituzioni spetta il compito di guidare e controllare questo processo, ossia custodire la verità contro la disinformazione e la manipolazione dei dati, proteggere il lavoro contro la disoccupazione e la disumanizzazione, favorire la libertà contro il controllo la dipendenza e la mercificazione?
È lo Stato che deve farsene carico, e per farlo deve avere una visione di lungo periodo che non persegua solo la crescita economica e tecnologica ma possa garantire ai suoi cittadini “coesione e giusta organizzazione della società civile”, e “armonizzare con giustizia” i diversi interessi in gioco, senza lasciare indietro i più deboli.
Questo implica anche che, tra le nazioni, in un mondo in cui crescono contrapposizioni e conflitti, è necessario rafforzare la cooperazione internazionale e costruire istituzioni globali più efficaci capaci di tutelare il bene comune mondiale senza cancellare l’identità dei singoli popoli.
Sono tutte indicazioni che sembrano rivolte innanzitutto agli europei, perché diano vita ad un solido Stato federale europeo per dare sostanza a quei valori e a quelle battaglie costitutive del progetto di unità dell’Europa e per portare un nuovo modello di statualità di cui il mondo ha disperatamente bisogno, prima che sia troppo tardi.

