La Spagna spinge per una nuova emissione di debito europeo da 850 miliardi di euro annui. I dettagli della proposta, contenuti in un non-paper (un documento di lavoro informale), non sono noti, ma si presume seguano il filone del dibattito politico sulla creazione di un safe asset europeo, ovvero un titolo d'investimento considerato quasi privo di rischio. L’idea è che, sfruttando la reputazione delle istituzioni europee, questo strumento possa far risparmiare miliardi di euro sui tassi d’interesse, che risulterebbero più bassi rispetto a quelli del debito nazionale.
La proposta, presentata all’Eurogruppo l’8 luglio, ha ricevuto l’appoggio di Italia, Francia e Portogallo, ma è stata immediatamente cassata dai ministri delle finanze di Germania, Finlandia, Irlanda e Paesi Bassi. Il motivo è sempre lo stesso: mancano gli incentivi economici e politici per un’ulteriore emissione congiunta di debito europeo.
L'Europa è spaccata in due: c'è a chi questo debito converrebbe, ovvero i paesi “non frugali”, e a chi no, come i "frugali", che al contrario godono di condizioni più favorevoli emettendo debito a livello nazionale. È facile infatti notare che i favorevoli sono paesi con tassi d’interesse tradizionalmente più alti, un debito pubblico elevato e bilanci nazionali più a rischio; i contrari, invece, sono paesi con tassi d’interesse inferiori, una spesa pubblica sotto controllo e un debito pubblico basso. L’attuale assetto politico non dà incentivi sufficienti ai governi nazionali per prendere decisioni contrarie ai propri interessi.
Come abbiamo già visto con il Next Generation EU, il rischio è che il nuovo debito venga utilizzato per finanziare politiche nazionali e spesa corrente, come bonus o sussidi a breve termine, sprecando fondi che andrebbero invece investiti in beni pubblici europei. L’attuale struttura dell’UE dà il potere di decisione agli Stati, che continuano a rifiutarsi di cedere questo onere alla Commissione o al Parlamento europeo. C’è poi il tema del famoso moral hazard: il timore è che i paesi non frugali deleghino la spesa "buona" e produttiva al debito europeo, continuando però a finanziare la spesa improduttiva con il debito nazionale, senza mai risanare i propri conti. In un contesto di crescita stagnante a cui l’Europa sembra essere condannata da decenni, questo comportamento mette a repentaglio la stabilità dei bilanci nazionali e, di conseguenza, dell’intera Eurozona.
Qualcuno propone di affiancare l’emissione di nuovo debito all’applicazione di nuove regole fiscali per prevenire il problema, ma è una strada che si è rivelata fallimentare già in passato. Il Trattato di Maastricht e il Fiscal Compact hanno sancito regole ben precise a cui tutti i membri dell’Eurozona dovrebbero sottostare. Peccato che vengano rispettate un giorno no e uno per metà, visto che l’UE ha poca forza coercitiva in caso di violazione e che vengono spesso concesse deroghe.
Altri suggeriscono che l’emissione di nuovo debito parta solo con una coalizione dei volenterosi. Tuttavia, con il no secco di Germania e Paesi Bassi, viene a mancare un pilastro fondamentale: la presenza congiunta di Roma, Parigi, Berlino, Amsterdam e Madrid. Il motivo è semplice: senza la partecipazione delle grandi economie dell’Eurozona, i vantaggi di avere un titolo altamente liquido, cioè facile e veloce da comprare e vendere sui mercati, verrebbero meno. Senza la Germania, che funge da attore più credibile e garante finale dell'operazione, viene inoltre meno il motivo principale per cui i mercati dovrebbero prestare soldi a tassi agevolati.
Non è un caso che le proposte di emissioni massicce di debito europeo siano quasi sempre state respinte nel corso della storia. L'unica eccezione è stata il Next Generation EU, nato in risposta a una pandemia globale e che, in ogni caso, non è diventato uno strumento permanente.
La proposta spagnola è insomma nata morta prima ancora di essere presentata. Proporre il debito europeo come “piede di porco” per forzare il completamento del progetto europeo è sbagliato per ragioni politiche prima ancora che tecniche: quel piede di porco semplicemente non esiste. Per forgiarlo servirebbe proprio quell’unità politica che si sta cercando di forzare, e risulta quindi un cortocircuito politico.

