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Premessa: paesi BRICS non solo cooperazione economica Il vertice di Nuova Dehli: GREATER BRICS e la proposta cinese del WAICO SOTEU 2026, von der Leyen disegna la strategia competitiva UE
Considerazioni
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1. Premessa: paesi BRICS non solo cooperazione economica
L'acronimo BRIC fu coniato nel 2001 dall’economista Jim O’Neill della Goldman Sachs per indicare le economie in rapida crescita di Brasile, Russia, India e Cina, previste come protagoniste dell’economia mondiale entro il 2050. Con l’ingresso del Sudafrica nel 2010, il gruppo assunse il nome BRICS Negli anni recenti, il forum ha ampliato la partecipazione includendo Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia, portando il numero totale di membri a 11.
I BRICS operano come un’organizzazione intergovernativa con vertici annuali, coordinando posizioni su governance globale, finanza e sviluppo. Tra gli obiettivi principali vi sono:
- Promuovere un sistema commerciale e finanziario globale alternativo a quello creato dagli Stati Uniti, riducendo anche la dipendenza dal dollaro (“dedollarizzazione”) e valutando la creazione di una moneta comune.
- Rafforzare la cooperazione economica e politica tra i membri, aumentando il peso del Sud Globale nei processi decisionali internazionali.
- Partecipare attivamente ai forum multilaterali come Nazioni Unite, FMI e Banca Mondiale, negoziando posizioni comuni.
Negli ultimi anni, il gruppo ha avviato un processo di espansione con nuovi membri e candidati, come Argentina, Arabia Saudita e Turchia, e ha consolidato istituzioni proprie come la Nuova Banca di Sviluppo (NDB). I vertici annuali discutono strategie economiche, approvano meccanismi di cooperazione e affrontano questioni internazionali rilevanti, rafforzando la coesione del blocco (c.d. “Sud Globale”) nei processi decisionali internazionali.
2. Il vertice di Nuova Dehli: GREATER BRICS e la proposta cinese del WAICO
L’11 e 12 settembre scorsi a Nuova Dehli si è svolto il 18º vertice dei BRICS sotto la presidenza indiana e, sin da subito, l’attenzione dei media e degli osservatori si è focalizzata sull’importanza dei Capi di Stato presenti: il presidente russo Vladimir Putin, per la prima volta di persona a un vertice BRICS fuori dalla Russia dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, il presidente cinese Xi Jinping, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il principe ereditario di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) Khaled bin Mohamed Al Nahyan. Questi ultimi due – tra l’altro - hanno partecipato a un incontro bilaterale per la prima volta dopo la guerra in Medio Oriente.
Un “parterre” di Capi di Stato di tutto rilievo per almeno due motivi: rappresentavano circa un quarto del prodotto interno lordo nominale mondiale e di quasi metà della popolazione globale; perché la grave crisi internazionale, il suo perdurare, e le sue conseguenze economiche sono alimentate dai conflitti russo-ucraino e nel Golfo Persico.
C’era attesa, meglio, speranza che dal vertice potessero scaturire concrete mediazioni per allentare le tensioni sugli scacchieri conflittuali, ma - complici le divisioni interne - così non è stato; la classica situazione nella quale “l’elefante ha partorito il topolino”. La Dichiarazione di Nuova Delhi, adottata sabato 12 settembre, con riferimento al conflitto russo-ucraino si è limitata a esprimere un generico appello affinché le controversie internazionali siano risolte attraverso “il dialogo, la consultazione e la diplomazia”, senza menzionare l’Ucraina (4, vertice BRICS: quali sono i punti salienti?, su oggi 14.9.2026). Anche con riferimento al Medio Oriente è stato espresso un generico invito alla moderazione evitando di condannare esplicitamente gli attacchi statunitensi e israeliani o gli attacchi dell’Iran contro i paesi del Golfo nella regione.
I leader hanno espresso la loro «profonda preoccupazione per la continua escalation delle tensioni» in Medio Oriente e hanno invocato la «massima moderazione», esortando al contempo i paesi a evitare azioni che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione. Molto significativo il fatto che non siano stati menzionati esplicitamente né gli Stati Uniti, né Israele, né l’Iran, né gli Stati del Golfo.
È stato il presidente cinese Xi Jinping, in una sua dichiarazione, ad esporsi un po’ di più affermando che la guerra «non serve gli interessi comuni della comunità internazionale» e chiedere una soluzione politica e un cessate il fuoco permanente e completo. (Vertice BRICS 2026: quali sono i punti chiave?, Assopace Palestina Al Jazeera, 13 settembre 2026.).
Il 18° vertice BRICS segna invece un’importante novità per quanto attiene il controllo delle nuove tecnologie e la preminenza negli sviluppi dell’intelligenza artificiale come posizionamento strategico. Protagonista è stata, anche in questo caso, la Cina che detiene la leadership informale ma sostanziale all’interno dell’alleanza. Il presidente cinese Xi Jinping ha innanzitutto sottolineato la necessità di intensificare la cooperazione tra Paesi del Sud Globale, di preservare la stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento e di sviluppare un mercato integrato, sottolineando come i GREATER BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica a cui si sono recentemente aggiunti Iran, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Etiopia e Indonesia – sia una decina Paesi partner che prendono parte ai vertici. A New Delhi c’erano tra gli altri Nigeria, Thailandia, Arabia Saudita, Malaysia e Vietnam) dovrebbero creare incubatori per l’innovazione, modernizzare le industrie tradizionali, sviluppare i settori emergenti e gettare le basi delle industrie del futuro. (Xi: "La Cina guiderà la zona di intelligenza artificiale open source per gli undici paesi BRICS" Aggiornamento del 13 Settembre delle ore 12:22). Contestualmente, ha provato a fare un passo avanti presentando iniziative per approfondire la cooperazione nel campo dell'intelligenza artificiale (IA), del commercio e degli investimenti, dell'economia digitale, della produzione intelligente e della formazione di personale scientifico e tecnico.
Due le proposte dalle prospettive più interessanti: La prima, la più ambiziosa, è quella di una comunità BRICS per lo sviluppo di un’intelligenza artificiale “open source”, accompagnata da una piattaforma cloud per l’ecosistema digitale e da iniziative per la formazione e la manifattura intelligente. Una nota curiosa ma non di poco conto: la proposta è avvenuta nello stesso fine settimana in cui, dall’altra parte del mondo, i vertici della Silicon Valley discutevano pubblicamente se rallentare la corsa all’IA.
La seconda, quella rivolto ai membri BRICS, di aderire alla “World AI Cooperation Organization (WAICO)”, lanciata da Pechino già a luglio scorso e che conta oggi una trentina di Paesi firmatari distribuiti tra Asia, Africa, America Latina ed Europa, ovvero un’organizzazione più ampia degli stessi BRICS.
3. SOTEU 2026, von der Leyen disegna la strategia competitiva UE
Al presidente Xi Jinping ha fatto eco - se così ci è consentito di dire - la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in due passaggi molto significativi della sua comunicazione sullo Stato dell’Unione 2026 all’Europarlamento (Stato dell'Unione 2026 16 settembre 2026).
A. Intelligenza artificiale: “dobbiamo rimanere in gara”
La presidente von der Leyen ha indicato l’intelligenza artificiale, insieme al clima, come uno dei due grandi punti di svolta della nostra epoca, rivendicando un approccio europeo che non rinunci allo sviluppo della tecnologia ma tenga insieme innovazione e sicurezza.
Alcuni passaggi della presidente Von der Leyen:
“I modelli attualmente in fase di sviluppo renderanno possibili attività di hacking su una scala mai immaginata prima. E presto saranno nelle mani di avversari che hanno una visione del mondo ben lontana dalla nostra.”
“L'IA sta rapidamente diventando un caposaldo della nostra economia e della nostra sicurezza. L'Europa ha una posizione chiara in merito: vogliamo sfruttare in modo ottimale l'intelligenza artificiale per migliorare la società, la qualità della vita e la produttività.”
“Dobbiamo rimanere in gara, perché è fondamentale per la nostra indipendenza. Dobbiamo quindi incrementare sensibilmente le capacità di calcolo: presenteremo le nostre idee su come potenziarle in maniera pulita ed efficiente”.
“Al momento ci concentriamo su cinque dei settori di maggior valore in cui le potenzialità dell'IA industriale sono più spiccate e in cui disponiamo di dati: sanità, trasporti, agroalimentare, industria manifatturiera avanzata, difesa e spazio. A novembre annunceremo iniziative rivoluzionarie in tutti e cinque. Inviteremo gli Stati membri, i deputati e le deputate al Parlamento europeo, l'industria e il mondo dell'imprenditoria a unirsi a noi in questo ambizioso progetto europeo.”
E’ in questo contesto che l’ “AI Act” dell’Unione europea, rappresenterà uno dei principali strumenti per definire le regole, mentre Bruxelles intensificherà la cooperazione con Canada, Regno Unito e altri partner sulla valutazione e verifica dei modelli, i sistemi di allerta precoce e la sicurezza dell’IA.
B. La UE punta su accordi commerciali bilaterali e di partenariato
L’Unione europea, ormai in contrasto, sul piano delle relazioni commerciali, con lo storico alleato, gli Stati Uniti d’America, si trova “sola con sé stessa” a confrontarsi e competere con raggruppamenti di economie mondiali, quali i BRICS. Lo sta facendo attraverso accordi commerciali bilaterali e di partenariato con singoli stati extra-Ue: la creazione di una rete di alleanze dirette, ma prive di un coordinamento trasversale Nel suo discorso all’Europarlamento la presidente von der Leyen ha ribadito che il riposizionamento dell’Unione nello scenario internazionale è possibile attraverso il rafforzamento degli scambi commerciali con altri Stati, e che quindi la strategia portata avanti dalla Commissione europea fa perno accordi bilaterali
Così Ursula von der Leyen: “in quest'epoca attraversata da questioni nevralgiche, non potremo conseguire la prosperità e la sicurezza solo entro i nostri confini. ... Quest'anno abbiamo firmato accordi di libero scambio con India, Mercosur, Messico, Australia e Indonesia... Ora disponiamo di accordi commerciali con più di 80 paesi, più di chiunque altro al mondo e le imprese ci chiedono di proseguire. ... Oggi annuncio un nuovo progetto di connettività internazionale che collegherà il Caucaso meridionale e l'Asia centrale direttamente al mercato europeo, attraverso il cosiddetto "corridoio centrale". ... Il nostro obiettivo, attraverso il Global Gateway, è raccogliere fino a 12 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati, con lo scopo di diversificare le rotte, triplicare i flussi commerciali e ridurre i tempi di transito delle merci entro il 2030.”
E ancora: “questi partenariati sono una scelta strategica per l'Europa, ma anche una risposta alla frattura del sistema internazionale basato su regole. ... Per alcuni, questa risposta è procedere da soli, ma per noi non si tratta di un'opzione praticabile. L'Europa avrà sempre un ruolo di primo piano nella difesa del sistema basato su regole, eppure non possiamo più farvi affidamento come unico modo per tutelare i nostri interessi o presumere che le regole ci proteggeranno dalle complesse minacce che ci insidiano. ... In questo mondo nuovo dobbiamo ripensare urgentemente i partenariati e costruire coalizioni globali per la nostra resilienza e per le nostre democrazie. ... Anche in questo caso solo l'Europa, con le sue dimensioni e la sua potenza, può assumere il ruolo di guida.”
Ultimo e concreto esempio di questa costruzione strategica è l’invito rivolto al Primo ministro del Canada Mark Carney, presente all’assise, “Uniamo quindi le forze di nostra spontanea volontà. Passeremo dal CETA a un'Alleanza per il futuro, per creare uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica. Lavoreremo sulla fabbricazione intelligente; instaureremo un'alleanza tecnologica; integreremo le basi industriali della difesa; faremo dell'Artide un progetto faro comune; ci occuperemo dell'energia, dei minerali critici, delle batterie, e anche dell'IA, delle tecnologie quantistiche, dell'informatica e della sicurezza economica.”
4. Considerazioni
A. L’UE non è la Cina
La prima considerazione, quella più immediata, fa riferimento al tipo di strategia competitiva che la Commissione europea ha inteso ed intende perseguire: privilegiare gli scambi commerciali e investimenti con un approccio mercantile di “Business‑to‑Business”, ancorché privo di una sorta di “contenitore” organizzativo trasversale - che invece hanno i BRICS - che ne coordini l’insieme in una forza complessiva competitiva di rilevante impatto unitario. Un approccio questo che nell’attuale sconvolgimento degli equilibri internazionali - assoggettati a forzature e ricatti politico-commerciali, a convenienze e interessi nazionali in divenire - potrebbe essere esposto nel tempo a difficoltà di tenuta. Sul piano poi dell’impatto complessivo sui mercati internazionali lo stesso approccio europeo risulta più dispersivo, più debole rispetto a quello dei BRICS che vede la presenza politica, economica e militare della Cina e di altre potenze emergenti.
Al di là elle espressioni di compiacimento della Presidente von der Leyen: "Con 450 milioni di persone e un mercato da 18 trilioni di euro, l’Europa ha il potere di definire gli standard globali”, (Mercato unico, la sfida europea tra competitività, indipendenza e giustizia sociale 20.5.2026) rimane ancora forte la preoccupazione per i ritardi nel completamento del Mercato Unico, in linea con le direttrici del Rapporto Letta (17 aprile 2024) e per la constatazione che, fino ad ora, solamente il 26% delle raccomandazioni formulate da Mario Draghi due anni fa sono state realizzate (Il Draghi Tracker traccia il numero di riforme dell'agenda Draghi applicate dall'UE 10.9.2026). "A due anni dalla pubblicazione di questo rapporto esistenziale, nessuna delle principali raccomandazioni di Draghi è stata pienamente attuata, mentre un terzo dell'agenda non richiederebbe altro che coraggio politico", ha dichiarato in un comunicato stampa il direttore scientifico di JEDI, André Loesekrug-Pietri.
L’Unione europea non è la Cina e più il tempo passa, più perde terreno, perde attrattività e possibilità di esser riferimento per Stati extra-Ue sul piano della competizione tecnologica, economica e commerciale.
B. L’Ue non è in grado di gestire la competitività. È necessario riformarla
L’altra considerazione vuole mettere il focus sul piano istituzionale della stessa Unione e della sua governance, per costatarne la sua non più attualità. L’Europa è in forte ritardo o forse, più realisticamente, come rilevato da Draghi all’ultimo Meeting di Rimini, è diventata irrilevante. La causa di fondo: la frammentazione delle volontà dei singoli Stati membri che fino ad ora, nonostante fosse stato chiesto dai cittadini europei consultati nella Conferenza sul futuro dell’Europa (anni 2021-2022) e con un testo di riforma dei Trattati, approvato il 27 novembre 2023 dall’Europarlamento in seduta plenaria, si sono astenuti dal proseguire la procedura per dare vita all’unica architettura istituzionale valida: un’Europa federale.
La questione vera per l’Unione è creare le condizioni per gestire e uscire nel più breve tempo possibile dalla marginalità in cui la stanno spingendo l’Amministrazione Trump e la Cina ulteriormente rafforzata dalla consorteria BRICS. Per poterlo fare realmente, riprendo le parole di Lorenzo Bini Smaghi in una sua nota (su Il Foglio, pag.3, di sabato 30/domenica 31 agosto 2025): “Quello che serve veramente in questa fase è una proposta concreta per uscire a fare ciò che non è stato fatto fino a ora. Ossia identificare un percorso che porti a processi decisionali rapidi ed efficienti in settori che fino ad ora sono di pertinenza dei paesi membri.”
Un pezzo importante del percorso è stato fatto, ci sia ora finalmente la volontà politica dei paesi membri per convocare al più presto una Convenzione, ai sensi dell’Art.48 del TFUE, in ottemperanza a quanto a suo tempo chiesto dal Parlamento europeo.

