Newsletter n.1
6 agosto 2026
Reagire per resistere o agire per
condizionare il quadro mondiale?
La fase politica che stiamo vivendo – caratterizzata dal ritorno sulla scena internazionale di un nazionalismo sempre più aggressivo e distruttivo, e dalla crescita di movimenti populisti che si ispirano a ideologie scioviniste e xenofobe – minaccia la sopravvivenza dell’Europa e dei valori che incarna, sia come esperimento di unificazione pacifica e democratica di popoli, sia come modello politico e sociale.
La ragione che impedisce all’Europa di contrastare con forza queste minacce è la sua frammentazione politica, che non le permette di agire come una comunità politica unitaria. Se l’Europa fosse oggi la Federazione che i suoi Padri fondatori auspicavano diventasse, le sue enormi risorse economiche, culturali, politiche le permetterebbero non solo di difendere gli interessi dei cittadini e i valori su cui si basa la sua società, ma anche di diventare a livello mondiale un modello e un riferimento politico alternativo rispetto alla politica imperialista delle maggiori potenze; un modello solidale e democratico di integrazione tra popoli che sconfiggerebbe il nazionalismo sul piano ideologico e pratico, dimostrando tutta l’inadeguatezza di questo comportamento politico di fronte alla profonda interdipendenza che ormai caratterizza l’umanità.
Proprio per tutte queste ragioni, oggi gli europei sono chiamati a scegliere se costruire le condizioni per agire, e quindi diventare dei protagonisti nell’attuale quadro internazionale; oppure se continuare semplicemente a reagire, cercando di garantirsi una sopravvivenza sempre più minacciata dall’aggressività delle altre potenze e rinunciando ad affermarsi come soggetti autonomi. I recenti fatti drammatici di Ceuta che hanno ricordato la fragilità di un’Europa soggetta alla strumentalizzazione dei flussi migratori da parte di terzi, così come le azioni dell’Amministrazione Trump, o la guerra dichiarata da parte della Russia, oppure la pericolosa politica economica e strategica cinese finalizzata ad una sorta di progressiva colonizzazione, sono tutti fatti che dimostrano ancora una volta che questa Europa disunita è vulnerabile e fragile.
Costruire le condizioni per agire significa da parte dei governi – o almeno di un’avanguardia tra essi – avviare il processo di costruzione di una sovranità condivisa. Questo implica attribuire a istituzioni comuni sovranazionali (quelle dell’UE, come è stato per l’euro) prerogative federali (competenze, poteri, risorse, legittimità democratica). Significa entrare nell’ordine di idee che solo costruendo – anche gradualmente e pragmaticamente – “gli Stati uniti d’Europa”, gli europei potranno dotarsi degli strumenti per respingere le minacce e costruire il proprio futuro.
La Fondazione Albertini si propone di contribuire ad alimentare il dibattito e la consapevolezza sulla necessità di costruire l’unione federale dell’Europa attraverso i suoi strumenti di analisi e informazione:
- La rivista Il Federalista
- La Lettera europea
- Le note e i commenti direttamente sul sito
- Le collaborazioni con Le Istituzioni, newsletter della Gioventù Federalista Europea del Veneto e della Lombardia
- Le attività rivolte ai giovani e alle scuole superiori per informare e sviluppare la coscienza europea delle nuove generazioni
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Convegni con esperti e accademici
Di seguito segnaliamo alcuni degli ultimi interventi.
Con i saluti più cordiali dei membri del Consiglio della Fondazione,
Luisa Trumellini
Presidente

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PUBBLICAZIONI


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